Coldiretti: “L’accordo CETA con il Canada tradisce gli agricoltori italiani”

No all’accordo di scambio con il Canada. Troppo comodo, per loro. Mentre noi ci rimettiamo in ogni senso: offriamo un mercato da oltre 700 milioni di persone contro il loro che è di appena 20 milioni e in più togliamo tutte quelle barriere anche sulla sicurezza alimentare che fino a oggi stanno tutelando i nostri consumatori. Qui si sta facendo solo un favore a qualche lobby, visto poi che viene sancito il principio che per definire un prodotto Made in Italy non serve più la materia prima italiana ma basterà impacchettarlo in Italia e il gioco è fatto. Ripeto, così non va.

Lo dice Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia, dopo il via libera della UE al CETA, l’intesa sul commercio fra Europa e Canada.

Mi stupisco che rappresentanti dei Consorzi di tutela di gloriose Dop, come il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano, festeggino l’intesa con il Canada, dimenticandosi che per quattro forme di formaggio che pensano di esportare in più chiudono gli occhi sul fatto che in quel Paese si continueranno a vendere liberamente formaggi simil Gorgonzola, Asiago, Fontina, ma anche il famigerato Parmesan, oppure il prosciutto contrassegnato con il marchio “Parma” di una società canadese che ha da tempo registrato il marchio. Non mi pare che ci sia uno scambio equilibrato.

Secondo un’analisi tendenziale della Coldiretti regionale su dati Istat, nel 2016 la Lombardia ha registrato una battuta d’arresto del suo export agroalimentare in Canada, sfiorando gli 85 milioni di euro rispetto agli 88 milioni del 2014, mentre l’import tendenziale di prodotti canadesi in Lombardia al contrario è tornato a crescere rispetto ai 16milioni e mezzo del 2015.

Gli italiani – spiega il presidente di Coldiretti Lombardia – devono sapere che con questo accordo potrebbe essere rimessa in discussione la decisione presa in Europa sugli Ogm, rischierebbero di aprirsi autostrade all’ingresso di carne agli ormoni (oggi c’è il divieto, ma tutto tornerebbe in gioco), di grano duro di bassa qualità trattato con glifosate che da noi è stato bandito, che diventerà pasta finta italiana, di prodotti con standard di sicurezza sanitaria lontani da quelli strettissimi di casa nostra, di carne suina che si trasformerà  in salumi che nulla hanno a che vedere con il nostro Paese. Il tutto sarà agevolato perché si eliminano quelle barriere non solo tariffarie che abbiamo voluto per impedire che sulle nostre tavole arrivino cose che fanno male alla salute. E poi un soggetto, ad esempio una grande industria alimentare canadese, che riterrà che queste barriere non siano del tutto state rimosse, potrà chiamare in causa il Paese che si è reso responsabile di ciò chiedendo i danni. Insomma, con questo accordo ci stiamo facendo male da soli. Non lasceremo che l’ultima parola sia quella dei 28 europarlamentari europei italiani su 73 che hanno risposto sì assecondando, spero in modo non consapevole, gli interessi di qualche multinazionale.

Annunci