Vergin di servo encomio e di codardo oltraggio

montecitorioI giornalisti che si occupano di politica dovrebbero essere vergin di servo encomio e di codardo oltraggio.

Come scrisse il Manzoni riferendosi agli scrittori che volevano parlare di Napoleone, il Potere che per circa un ventennio mise a ferro e fuoco l’Europa ma diffuse anche le basi della moderna separazione tra Stato e Chiesa e modernizzò, con il suo codice civile, i rapporti tra i cittadini (non più sudditi di un potere derivato da Dio) e tra i cittadini e il Potere.

Gran parte dei giornalisti, soprattutto i più giovani, forse il Manzoni se lo è dimenticato. O non l’ha nemmeno mai letto.

Altrimenti questi giornalisti non scriverebbero le cose che scrivono sul Partito Democratico e sul Movimento Cinque Stelle.

Altrimenti i reportages sul congresso del PD in corso e sulla "vetrina" M5S di Ivrea sarebbero stati scritti in modo profondamente diverso.

La Dittatura, il Pensiero Unico del (e sul) Potere si deve esclusivamente alla la viltà di coloro che, per pigrizia o convenienza immediata, non mirano alla verginità di giudizio sul Presente, di coloro che sono sempre impazienti di mostrarsi servi nell’adulare il momentaneo successo o codardi nel commentare le momentanee sventure. I giudizi richiedono prospettiva. Richiedono il passare di anni, se non di decenni.

Basterebbe insegnare le categorie manzoniane e fare riferimento all’educazione imparata dai genitori. E l’Ordine dei giornalisti, con tutto il suo proliferare di inutili "Carte", avrebbe evitato il giudizio prevalente di molti dei suoi iscritti, un giudizio che l’ottima Maria Teresa Meli ha esplicitato nei giorni scorsi: "L’Ordine andrebbe sciolto nell’acido".

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