TEATRO/ Imparare dalle ortiche è tutto quello che resta

Dall’11 al 13 aprile in scena al Teatro Out Off di Milano, “Dove crescono le ortiche” di Tobia Rossi, regia di Alessandro Castellucci, con Monica Faggiani, Paola Giacometti e Justine Mattera. ispirato alla storia vera di Big Edie e Little Edie Bouvier Beale, passate alla storia come le parenti povere, zia e cugina, di Jacqueline Kennedy Onassis.

In una scena fatta di bauli, piccoli bidoni di latta, un grammofono, giornali, riviste, grucce con abiti e un carrellino per il the, Monica Faggiani (la madre) e Paola Giacometti (la figlia) ricordano i fasti di un tempo della loro famiglia. Vivono abbandonate a se stesse in una casa vecchia di tre secoli, quindi per l’America antichissima, ma nei primi anni Settanta del secolo scorso già da tempo in rovina e invasa da animali randagi, ormai inadatta a essere abitata, tanto che il locale Ufficio di Igiene ha già effettuato varie ispezioni e minaccia di trasferirle coattivamente in un ospizio. Siamo negli Hamptons, all’estremità orientale di Long Island, luoghi vicinissimi a New York eppure così distanti dalla frenesia della metropoli. Negli Hamptons, di fronte al mare, l’aristocrazia economica e politica newyorkese si ritrova nei fine settimana e in estate a esibire i propri minuetti di ricchezza e potere.

Little Edie, ormai di mezza età, sogna a tratti la sua rivincita, sogna di tornare nel mondo del cinema che ha solo sfiorato da giovanissima. Big Edie invece, un po’ ipocondriaca, fugge la rassegnazione della vecchiaia con abbondanti dosi di cinismo e complessi di colpa che scarica, conditi di battute umoristiche, sulla figlia.

Poi c’è Nerina (al secolo Mafalda, la cagnolina di Paola Giacometti) che si disputa i croccantini con le decadute padrone.

La black comedy va avanti con sorrisi e risate del pubblico e si riflette anche su quel topos drammaturgico tipicamente americano della “casa-personaggio” che nei film horror non ti lascia più uscire dai tuoi incubi e invece nelle black comedies come “Dove crescono le ortiche” (laggiù nel parco, dove nessun giardiniere le ha più estirpate dai tempi delle grandi feste…) rappresenta le tue sicurezze, quello che dovresti buttare via e non lo fai perché ogni oggetto, e non sono poi tanti, rappresenta uno dei bei ricordi che ti restano. La casa, pur malconcia, è come la coperta di Linus. E te la tieni stretta con le unghie e con i denti.

Ogni tragedia un sorriso sarcastico per andare avanti, ma adesso la casa ha davvero bisogno di qualche rattoppo. Mancano i soldi e l’unica persona che te li può dare è quella che ha avuto successo, la vedova d’America: Jacqueline.

Appare, già sposata a Onassis, e ti viene in mente la Morte. Come se a Big e Little Edie apparisse dickensianamente il fantasma di quello che poteva essere il loro futuro. Non riesce a respirare per la polvere che copre la casa e la tenuta di Grey Gardens, ha lo stomaco sottosopra, non ha alcuno degli strumenti delle sue parenti povere per esorcizzare il tempo che passa e il Male che il tempo porta con sé. Capisce dal dito inumidito di saliva dove tira il vento e se la cava, è forse una rosa che è bella un giorno e poi si secca, senza avere la resistenza di quelle ortiche di sua zia e sua cugina.

Big Edie non vuole che Grey Gardens ritorni, con i soldi di Jackie, a una inutile e passata età dell’oro che, comunque, a lei e a sua figlia, prive di un qualche talento, era negata. Non vuole nemmeno avere la tentazione di scimmiottare la ricca nipote. Accetta solo lo stretto necessario per mettere alla casa qualche toppa, qua e là.

Alle ortiche basta poca acqua per seguire il destino che è stato loro assegnato.

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