Milano/ Teatro: Don Giovanni ovvero il dissoluto assolto

DON GIOVANNI ovvero IL DISSOLUTO ASSOLTO
di Josè Saramago
15 maggio – 21 maggio 2017 | Residenza Urbana Progetto TLLT
Lunedì – sabato ore 21.00
Domenica ore 16.00

Regia di Serena Nardi
con Monica Faggiani, Andrea Tibaldi, Sarah Collu , Silvia de Lorenzi e Serena Nardi
Disegno Luci Stefano Capra
Trucco Serena Bonaccolta
Scene e costumi OFFICINE RED CARPET TEATRO
Grafica Jacopo Girardi
Produzione Giorni Dispari Teatro

PRIMA NAZIONALE

Tanto la lirica quanto la prosa, tradizionalmente presentano Don Giovanni come un uomo dissoluto e dedito al vizio, libertino, amorale e insensibile, al punto da giustificare, quasi, la punizione finale, che sembra sopraggiungere con esattezza catartica e compensativa.
Non così Saramago, alla cui lettura si attiene Serena Nardi che, come lui, lo congeda “assolto”. Quel che si vuol fare, qui, è semplicemente guardare un uomo attraverso lo sguardo di un altro essere umano.
Non c’è giudizio, ma solo il tentativo di comprendere le ragioni e i moventi più intimi di quella coazione a ripetere, che in lui sembra non trovar pace. Quel che sembra affiorare è l’ipotesi freudiana di un originario atto di negazione materna, che ha condannato il protagonista a una bulimia affettiva compulsiva e inappagante. Don Giovanni come il più solo fra gli uomini, costretto a ripetere le sue pratiche seduttive per strappare un po’ di umano calore alla sua incapacità relazionale, ma di fatto condannato a un solipsismo, a cui è preferibile perfino l’inferno. Fino all’autodistruzione, perché nulla è più spaventoso della negazione di quell’amore autentico e incondizionato, che sembra tanto bramare, quanto essergli sconosciuto e alieno.
Così, questo Don Giovanni diventa metafora dell’uomo ai tempi di internet: un po’ nerd, un po’ hikikomori, compensa il proprio infantilismo relazionale con un narcisismo estetizzante. Ormai incapace di empatizzare ed entrare in relazione reale coi suoi simili, sembra non poter far altro che esporsi ininterrottamente in un delirio di protagonismo social, che ne legittimi l’esistenza.
Sullo sfondo la denuncia di una crisi pandemica e collettiva, ma che finisce col riguardare tutti e ciascuno in modo individuale. E’ la crisi dei valori tradizionali, goffamente scongiurata attraverso l’affermazione di una sorta di superuomo, ma dai piedi d’argilla, che fa dell’esserci il solo surrogato possibile di quell’essere, di cui è andata smarrita la matrice.

Evento Facebook:

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