Un bel giorno

A febbraio 2019 saranno trent’anni che scrivo per mestiere, prima su carta stampata adesso soprattutto online. Non ho mai guadagnato molto, anzi il bilancio tra quanto ho dato e quanto ho ricevuto è decisamente in perdita.

Negli ultimi anni si è sviluppato un certo mio rancore per questa “passionaccia” dello scrivere, proprio per la questione dei piatti della bilancia che, appunto, non si bilanciano.

Ho più volte pensato, come si dice, di “rompere la penna”. Ma non ci riesco. Per me scrivere è come respirare.

Poi, un bel giorno, e sottolineo “bel giorno”, il Teatro ha sconvolto la mia vita. L’ha sconvolta più di quanto sia stata sconvolta dal bisturi. E chi mi conosce sa cosa vuol dire per me scrivere “bisturi”.

Fin dall’infanzia ho coltivato la scrittura perché balbettavo. Un po’ come i ciechi che affinano l’udito. Poi un bel giorno ho scoperto che era tutta colpa della paura, dell’ansia da prestazione. Non si va in scena senza timore, hanno un sano timore anche gli attori con decenni di esperienza. Però il Teatro guarisce ciò che la Scrittura non è riuscita a guarire. Il palco chiede una preparazione, una costante disciplina che io per la Scrittura non ho mai sentito il bisogno di seguire.

Mi bastavano e mi bastano gli occhi, qualche lettura mirata e una certa abilità nel creare collegamenti tra contesti e argomenti diversi.

Ultimamente sul blog ho iniziato a commentare alcuni spettacoli che vedo a Teatro. Non ho la preparazione di chi fa critica teatrale da una vita. Ho però una cultura umanistica.

I primi abbozzi post-spettacolo li scrivevo su Facebook, poi ho pensato che trasferire il tutto sul blog, dedicandoci più tempo, sarebbe stato meglio.

Mi sono buttata, sperando di non scrivere banali castronerie.

Pare che quello che scrivo “funzioni”.

Ho un grande rispetto per gli attori e le attrici, del resto anch’io vado in scena. Tento di trovare una spiegazione per le interpretazioni, per le scelte di regia, per i costumi, le luci… Sperando di non essere banale.

Ogni critica a quello che scrivo è benvenuta, se educata. Del resto sotto ai pezzi è possibile lasciare commenti.

Mi fanno piacere naturalmente gli apprezzamenti per quello che scrivo, esattamente come gli applausi alla fine di uno spettacolo.

Vedete, a quasi trent’anni di distanza mi emoziono ancora a fare le cose che mi piace fare, quelle che sono parte di me, quelle che mi stanno a cuore.

Ci rivedremo su queste pagine e in altre, ci rivedremo tra il camerino e il foyer a Teatro Libero di Milano e in altri teatri dove io sarò sul palco o in platea.

Una mia amica e collega giornalista conclude spesso i suoi scritti su Facebook con la frase “State con me”. Mi scuserà se la prendo a prestito e la faccio mia.

State con me. Ogni giorno, insieme, ne vedremo delle belle. 🙂

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