In viaggio verso Rapa Nui

pasqua1È nota per le enormi teste di pietra, testimonianza di una civiltà antica e perduta, ed è assolutamente unica: l’Isola di Pasqua. Una “grande roccia”, come racconta l’origine del suo nome indigeno Rapa Nui, in mezzo all’Oceano Pacifico, molto al largo dalle coste del Cile. Basti pensare che occorrono cinque ore di volo da Santiago per raggiungerla. La sua origine vulcanica (si trova sulla cresta di una dorsale oceanica) la rende selvaggia e affascinante, molto diversa dalle altre isole polinesiane. I suoi misteri sono davvero tanti, a partire dai grandi busti che si trovano sull’isola, i 638 moai. Nonostante le ricerche condotte negli ultimi anni il loro scopo non è ancora chiaro: secondo alcuni studi le statue rappresenterebbero capi tribù morti, mentre secondo la credenza popolare avrebbero permesso ai vivi di prendere contatto con l’aldilà. Inoltre l’Isola di Pasqua è l’unica nell’area del Sud Pacifico ad aver sviluppato nella propria storia una scrittura propria, chiamata Rongorongo, con simboli dai richiami esoterici, che non è stata ancora del tutto tradotta e compresa.

pasqua2Un’altra insolita tradizione propria degli abitanti di Rapa Nui era il rito dell’uomo-uccello, il Tangata Manu. Si narra che ogni primavera le tribù dell’isola scegliessero un guerriero che doveva partecipare alla cerimonia, che prevedeva la partenza dal santuario di Orongo, il tuffo in mare dallo strapiombo del vulcano Rano Kao, la difficile traversata a nuoto (con il rischio di essere attaccati dagli squali) verso l’isolotto di Motu Nui, la raccolta del primo uovo lì deposto dalla Sterna fuscata e infine il ritorno a nuoto a Rapa Nui e la successiva consegna dell’uovo allo sciamano. Chi riusciva per primo a tornare con un uovo intatto diventava il nuovo uomo-uccello fino alla primavera successiva, quando il rituale si ripeteva.

pasqua3Misterioso anche il simbolo dell’isola. Si tratta del Rei Miro, un pettorale che in passato veniva realizzato con il legno dell’albero di Toromiro ed era decorato alle due estremità da due teste di animali scolpite. Il Rei Miro poteva rappresentare sia un uccello che un’imbarcazione. Meritano senz’altro una visita anche le numerose grotte, eredità delle eruzioni vulcaniche, usate per molti secoli come luoghi di culto. In molte di esse si possono ancora trovare dipinti rupestri e antiche sculture che rappresentano sia l’uomo-uccello che il dio Makemake. Con Tuttaltromo(n)do è possibile organizzare viaggi personalizzati alla scoperta di questa meraviglia dell’America del Sud.

Informazioni: www.tuttaltromondo.com

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