Facciamo che io ero Ludovico e tu Richard Wagner…

ludovico_secondo“Ludovico secondo Ludovico”, andato in scena a Teatro Libero di Milano dal 2 al 7 novembre (scritto e diretto da Vittorio Bizzi, con Leonardo Lempi, Sarah Collu, Andrea Benvenuto e Nicolas Errico) è uno di quegli spettacoli che “funzionano” perché, prima di indurre a riflessioni varie sul testo, sulla messa in scena, sull’interpretazione degli attori, passano dal cuore. Qui c’è un gioco di rimandi dove la storia di Ludovico II di Baviera, il “re artista” giudicato pazzo dai suoi contemporanei (e quindi dalla Storia) per biechi motivi di potere (dopo di lui la Baviera perse di fatto la sua indipendenza, cadendo sotto l’influenza della militarista Prussia) “rimbalza” tra una serie di opposti le cui contraddizioni ognuno di noi, durante la vita, si trova immancabilmente ad affrontare, quasi sempre uscendone con qualche livido sul cuore: infanzia e maturità, irresponsabilità e responsabilità, fantasia e realtà, follia e razionalità.

Si dice che il potere non si addica agli artisti (o, comunque, ai loro mecenati). E la Storia si occupa di costruire la tua fama di pazzo. Basta ricordare la “cattiva stampa” di cui ha goduto per secoli l’imperatore romano Nerone (solo di recente in qualche modo “riabilitato” dalla storiografia).

E come dimenticare Lorenzo il Magnifico, le cui doti di mecenate dei più grandi artisti del Rinascimento sono state di gran lunga superiori a quelle di Signore di una Firenze alla fine del Quattrocento pressoché in bancarotta per le “pazze” spese del Magnifico? Lorenzo, a differenza di Ludovico, riuscì a mantenere il potere fino alla morte solo perché, fin dall’inizio, i suoi oppositori non hanno mai avuto vita facile, finendo spesso al patibolo.

Se a teatro una bicicletta diventa magicamente un cavallo e un carrello da supermercato la splendida carrozza della regina madre in odore di nazismo (chi nell’infanzia non ha considerato la mamma una nazista?) è perché il Teatro, con la T maiuscola, è l’unico argine che l’umanità ha saputo inventare contro il potere (“il lato oscuro”, ça va sans dire), sinonimo di banalità, tristezza, noia. E il Teatro è innato, è istintivo. C’è nel cuore di ognuno. È In ogni cortile quando dei bambini ripetono la frase magica: “Facciamo che io ero…”. E chi ha a che fare con il Teatro è una persona particolarmente fortunata perché, bevendo una pozione di misteriosi ingredienti, torna in quel cortile tutte le volte che vuole.

Con “Ludovico secondo Ludovico” si naviga nello stesso mare de “L’attimo fuggente” e di “Peter Pan”: le scale diventano case sugli alberi o mura di castelli incantati, le magliette dei supereroi Marvel sono armature scintillanti.

E anche se il Potere sembra aver vinto, trasformando le tue scale spezzate nella cella di un carcere, la Fantasia può sempre ritrasformare le vecchie scale in due ali per fuggire via.

Verso nuove avventure, con i capelli tinti di blu.

Anche se mamma non vuole.

Finalmente liberi. Per sempre.

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