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Il destino di un seme

monicaCome accade sempre al termine di ogni lab teatrale, torno a casa con dentro qualcosa di "rotto" e qualcosa di nuovo che "germoglia" e con il laboratorio "L’arte di piacersi" con Monica Faggiani e Valentina Ferrari, ho imparato tra l’altro che ciò che si rompe (e in questo periodo la rottura mi accade spesso plasticamente anche con varie cose di uso quotidiano) deve essere serenamente messo da parte. Perché senza rottura non c’è cambiamento, evoluzione. Non nasce niente dai diamanti, come cantava De André. Invece dal letame, da ciò che è spiacevole e brutto nascono i fiori.

Ho sentito la necessità, giorni fa, di aver davanti in modalità "plastica", visibile, anche qualche germoglio di vita nuova e quindi ho fatto nel living una "nursery" di piantine: il vasetto che mi dava più preoccupazioni (avrò messo troppa acqua? avrò messo poca terra?), quello dei pomodori ciliegini, si è invece dimostrato per ora il più vitale con dei filini verdi che oggi, in mia assenza, sono diventati ben visibili.

Se il seme non marcisce non porta frutto (vi ricorda qualcosa?), allo stesso modo anche noi esseri umani non portiamo frutto (non sto parlando in questo momento dei figli), non abbiamo niente da dire se non ci trasformiamo, se non accettiamo i cambiamenti assecondandoli, ovvero "adattandoci", il che non significa "contentarsi", ma al contrario essendo, come un seme, semplicemente "versatili" rispetto ai mutamenti dell’ambiente. E di noi stessi. in una parola: resilienti.

Ho anche visto a TEATRO LINGUAGGICREATIVI "QUEL CHE RESTA. A proposito di mobbing, shocking e altre amenità", uno spettacolo scritto e interpretato da Monica Faggiani. Di questo spettacolo conosco l’origine, il seme.

In queste settimane, cercando un po’ di istruzioni per farmi il piccolo orto domestico, ho imparato (non lo sapevo) che per alcuni tipi di semi vale la regola secondo la quale puoi innaffiare quanto vuoi ma oltre una determinata temperatura il seme, semplicemente, dorme.

Ho quindi considerato che ciò che ci permette di trasformarci da bambini ad adolescenti e poi infine in adulti consapevoli sia una sempre maggiore resilienza rispetto alle difficoltà, ovvero il saper affrontare durante la vita anche le "temperature" non "calde". Sono le difficoltà a renderci forti. Ci possiamo innaffiare quanto vogliamo (cioè apprendere tutto lo scibile), ma se la tua vita è "comoda", al calduccio, è sterile. Non maturi. E se non maturi, spuntando magari dal vasetto di un’aspirante pollice verde rendendola felice di non aver passato invano un pomeriggio pasticciando con il concime, sei semplicemente inutile. Perché non dai emozioni a nessuno.

Conosco abbastanza Monica Faggiani per dire che lei in ogni spettacolo emoziona. E tantissimo. Ma in questo spettacolo ancora di più. Perché ha accettato di correre un rischio da far tremare i polsi. scrivere e interpretare una storia che parla di un dramma, quello del mobbing, senza perdere la leggerezza; dire tutto senza cadere nello specifico personale e conservando alla storia una valenza generale; citare riferimenti culturali "alti" (il mito greco) e miti pop dell’infanzia di una generazione. Commuovere fino alle lacrime e far ridere.

Esci dal teatro (come già dalla due giorni laboratoriale) con una cassetta degli attrezzi che non ti serve a trasformarti in un supereroe, ma a essere una persona adulta più consapevole, soprattutto in quel territorio a rischio che è il mondo del lavoro. Hai un nuovo sacchettino di semi a disposizione. Sta a te farne buon uso.

Uno spettacolo teatrale a volte, e quello scritto e interpretato da Monica Faggiani è una di quelle volte, serve di più di barbosi convegni di addetti ai lavori e pensose articolesse di sindacalisti prestati al giornalismo (o viceversa).

Sapete perché?

Per via del cuore.

Il pollice verde non esiste.

Il cuore invece sì. Perché, come dice una mia amica che amo citare spesso, il Teatro è dove i dolori trovano un bel posto. Non c’è Teatro senza cuore.

Il cuore serve sempre. Ricordiamocelo. Sia a far crescere bene una piantina di rucola sia a scrivere e interpretare uno spettacolo da ricordare.

Monica lo sa, avendo saputo ben seminare e ben raccogliere.

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Categories: Milano, Teatro

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