I “Social Facts” di Susan Hiller

 Installation view: 
Susan Hiller: Paraconceptual at Lisson Gallery, New York, 
28 April – 10 June 2017Fino al 24 giugno 2018 le OGR – Officine Grandi Riparazioni di Torino presentano “ Social Facts”, mostra personale dell’artista Susan Hiller (nata negli USA nel 1940, vive e lavora a Londra dagli anni Sessanta), a cura di Barbara Casavecchia. Hiller è una delle artiste più acclamate della sua generazione. Nell’arco di una carriera quasi cinquantennale, il suo approccio multidisciplinare l’ha portata a realizzare pionieristiche installazioni video, opere sonore, “ricerche di gruppo”, performances, sculture, fotografie e progetti interattivi online, oltre a operare come saggista e curatrice. “ Social Facts”, cioè “Fatti Sociali”, è l’espressione con la quale Hiller descrive l’oggetto del proprio lavoro, ovvero gli artefatti culturali che influenzano le dinamiche collettive e i sistemi di valori delle nostre società. Hiller spesso si concentra sui margini del mainstream, su fenomeni e oggetti considerati risibili, di scarsa rilevanza o comunque difficili da inquadrare “scientificamente” – e per questo rivelatori del subconscio individuale e dell’inconscio collettivo. Nelle proprie opere ha utilizzato cartoline illustrate, sogni, telepatia, scritture automatiche, lingue scomparse, avvistamenti di oggetti volanti non identificati. Pur esplorando i confini tra ordinario e straordinario, credibile e incredibile, naturale e soprannaturale, paranormale e normale, Hiller non li traccia mai in modo definitivo. L’artista osserva come i mass media influenzino la nostra percezione del mondo e scava in quel gigantesco serbatoio globale di racconti, storie e confessioni che è Internet. Il compito di affrontare dubbi e contraddizioni è lasciato al pubblico, invitato a orientarsi in base alle proprie convinzioni – una condizione sempre più frequente, ora che le notizie sono "fake" e i fatti "alternativi", mentre le comunicazioni viaggiano attraverso le “bolle” individuali o collettive dei social media.

Portrait of Susan Hiller, 2014La mostra si apre con una spettacolare video proiezione: Illuminazioni (2018, 30 minuti) – un titolo italiano per un’opera realizzata per l’occasione. A darle voce sono le testimonianze di una serie di esperienze misteriose e inspiegabili, in forma di incontri ravvicinati con fenomeni luminosi, accompagnate, sul grande schermo, da un flusso di immagini astratte nelle sfumature dell’azzurro turchese, un colore – cioè una lunghezza d’onda con la quale viaggia la luce – ai margini dello spettro del visibile. Nella colonna sonora, le voci umane si fondono con una serie di suoni, con i quali le strumentazioni scientifiche traducono le radiazioni luminose cosmiche in viaggio nel corso dello spazio e del tempo, a partire dal Big Bang. A tratti si avverte anche una trasmissione in codice Morse, registrata durante un esperimento di sogno lucido, il cui soggetto ripete: “Sto sognando, sto sognando”. Ad accogliere il pubblico c’è anche la serie After Duchamp (2016–17), composta da 50 ritratti fotografici che catturano le coloratissime “aure” individuali dei soggetti. In mostra anche sei ritratti monumentali del ciclo “Homage to Marcel Duchamp”. Le immagini, che Hiller ha trovato online e modificato digitalmente, sono ispirate al “Ritratto del Dottor Dumouchel” (1910) di Marcel Duchamp, nel quale il giovane studente di radiologia appare circondato da un’aura iridescente. Altro riferimento cruciale è quello a Walther Benjamin e al suo celebre saggio “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica” (1936), che teorizza la “perdita dell’aura” delle opere d’arte da quando, tramite la fotografia, è diventato possibile riprodurle serialmente.

Al centro del Binario 1, sono videoproiettate al suolo le animazioni digitali di From Here to Eternity (2008). Riproducono tre schemi di labirinti, basati sulle pavimentazioni di tre cattedrali gotiche, e ispirati ai mandala, così come ai dedali virtuali dei videogames contemporanei. A percorrerne i tracciati, alla ricerca di una via d’uscita, è un punto colorato che si muove lentamente, invitando lo sguardo a una pausa, per seguirne le evoluzioni ipnotiche. Alle due estremità della grande navata, immersa nel buio, sono collocate due installazioni monumentali. Psi Girls (1999), videoinstallazione su 5 schermi, è una delle opere più iconiche di Hiller. Vi scorrono le immagini, virate in colori saturi, di cinque film (di Brian De Palma, Andrei Tarkovskij, Mark L. Lester, Danny DeVito, Andrew Fleming).

Susan Hiller_from_here_to_eternityChannels (2013), la più grande opera audiovisiva realizzata sinora dall’artista, è un assemblaggio di 106 televisori analogici di formato diverso. Ne emergono i racconti (in varie lingue, tra cui l’italiano) di esperienze di “pre-morte”, associati ai tracciati elettronici di un oscilloscopio, che disegnano le vibrazioni di ogni voce. Le singole testimonianze si alternano a un fitto brusio di voci. Channels affronta il tema dell’ignoto e dell’inevitabile obsolescenza di tutto ciò che è umano, dalla vita individuale alla tecnologia, la cultura e le credenze.

INFORMAZIONI

Susan Hiller: “ Social Facts”
a cura di Barbara Casavecchia

OGR – Officine Grandi Riparazioni
Corso Castelfidardo 22 Torino

giovedì dalle 11.00 alle 19.00
venerdì dalle 11.00 alle 20.00
sabato e domenica dalle 11.00 alle 19.00

Biglietto intero 8 € – Per informazioni su riduzioni e convenzioni attive: http://www.ogrtorino.it

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Categorie:Mostre, Torino

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