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Bicicletta e sicurezza: è ora di ripensare la mobilità

pexels-photo-386024Più politiche per la ciclabilità, più sicurezza, ripensare la mobilità: lo ha chiesto a gran voce il movimento “Salvaiciclisti” nel corso di una manifestazione tenutasi a Roma il 28 aprile 2018. Anche a Lignano Sabbiadoro, dal 4 al 6 maggio, in una “tre giorni” interamente dedicata alla mobilità ciclabile (“Lignano Sabbiadoro Goes Green”) è protagonista il tema della sicurezza di pedoni e ciclisti e come il ripensare la mobilità nelle città possa essere un vantaggio per tutti, anche economico. Nuove possibilità di crescita in cui la stessa città di Lignano sta investendo molto, promuovendo nuovi itinerari cicloturistici, collegamenti gratuiti e dedicati ai ciclisti via barca (ad esempio tra Lignano e Bibione attraversando il Tagliamento) e mappe cicloturistiche da seguire comodamente sullo smartphone.

Secondo i dati Aci-Istat, nel 2016 in Italia, a fronte di una diminuzione generale delle vittime di incidenti stradali (3.283 contro i 3.428 del 2015: -4,2%), sono aumentati i morti tra i motociclisti (116: +10,5%) e i ciclisti (275: +9,6%). Proprio i pedoni e coloro che si muovono in bicicletta sono quelli che rischiano di più: rappresentano quasi il 50% dei decessi (1.618 su 3.283). I dati raccolti evidenziano che, in generale, gli incidenti stradali hanno un costo sociale stimato in 17 miliardi di euro. Ma com’è la situazione negli altri Paesi? Tutte le realtà che in Europa e nel mondo hanno sviluppato con successo la ciclabilità hanno prima di tutto investito sulla sicurezza, con politiche volte innanzitutto a diminuire il numero di auto.

In Italia circolano 36 milioni di automobili: ciò significa in media 65 auto ogni 100 abitanti, con picchi considerevoli nei centri urbani (70 auto ogni 100 abitanti a Roma, 62 a Torino), contrariamente a quanto avviene in Europa (25 auto ogni 100 abitanti a Parigi e Amsterdam). Una situazione di questo tipo comporta una drastica riduzione dello spazio disponibile in strada per il traffico non veicolare, il che a sua volta porta spesso alla creazione di percorsi ciclabili a scapito o in promiscuità con quelli pedonali. Una conseguenza abbastanza evidente è che, nel nostro Paese, alla crescita delle piste ciclabili non è finora corrisposta una altrettanto netta crescita della ciclabilità. Tra il 2008 e il 2015 le infrastrutture riservate a chi si muove in bicicletta nelle città capoluogo sono infatti aumentate del 50% (+1.346 km di percorsi ciclabili urbani), ma la percentuale di italiani che utilizza la bici per gli spostamenti è rimasta identica: era il 3,6% nel 2008 ed era ancora il 3,6% nel 2015 [1].

A uno sguardo attento appare evidente come il problema risieda proprio nella qualità delle infrastrutture: spesso le piste ciclabili urbane sono realizzate in sedi inadeguate e concorrenziali con i pedoni, che non migliorano la sicurezza dei ciclisti ma, anzi, rischiano di diminuire paradossalmente quella degli automobilisti e di chi si muove a piedi. La prima questione che vere azioni per la difesa e diffusione della mobilità ciclistica urbana devono saper affrontare è dunque quella della “ciclabilità diffusa”, ossia della costruzione di un contesto generale "amico" della bicicletta nel quale cioè sia possibile per un ciclista muoversi ovunque in modo confortevole e sicuro. Questo implica un generale ridisegno della strada per ridurre il traffico e le velocità, vero elemento di pericolo: ecco dunque, fra i possibili interventi, la riduzione dell’accessibilità delle strade con la costruzione di parcheggi scambiatori fuori dai centri storici, la riduzione degli spazi per la sosta, la creazione di Zone 30, la predisposizione di rastrelliere per facilitare la mobilità su due ruote.

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Categories: Ambiente, Attualità, Ciclismo, Le buone notizie, Lignano Sabbiadoro, Manifestazioni, Viaggiare

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