Roma/ Teatro: “Narciso – primo studio”

Narciso

Testo e regia: Alessia Giovanna Matrisciano
Interpreti: Emanuela Cappello, Giacomo De Rose, Ilaria Giorgi, Elisabetta Girodo Angelin, Jacopo Neri

Testo vincitore del premio nazionale di drammaturgia l’Artigogolo- sezione drammaturghi in azione, 2018
Testo selezionato dal festival Dominio Pubblico – la città agli under 25, edizione 2018
In concorso al premio Giovani Realtà del Teatro 2017, Inventaria 2018

info- prenotazioni: info.teatrostudiouno@gmail.com compagnia.rat@gmail.com
3402141257

Da giovedì 17 maggio 2018 a sabato 19 ore 21, domenica 20 ore 18
Teatro Studio Uno, via Carlo della Rocca 6, Roma

Narciso è un’indagine sull’amore frustrato, l’amore impossibile, l’amore mitizzato – non poteva che essere tratto da un mito, anche se il mito stesso ne esce stravolto. Narciso non è presente, non parla, è già trasformato in fiore e tutto è già successo, il corpo che egli ha negato a tutti coloro che sono stati presi dal suo fascino già non è più vivo. Non chiamiamolo quindi dramma, ma postdramma. Cinque personaggi quasi completamente monologanti raccontano il loro legame con Narciso: Tiresia (reincarnato in Salvador Dalì, che è anche insegnante e preside di un’immaginaria scuola superiore), la madre di Narciso, Aminia, Eco, una prostituta. Tutte vittime grottesche e sofferenti ma – e qui si aprono le domande – questo Narciso che ha portato molti sull’orlo della pazzia è davvero una figura demoniaca? O non è piuttosto egli stesso vittima del loro sguardo? Faremo scontrare, faremo dialogare visioni diverse dell’amore a partire da Narciso, che è la sua negazione, nonché il vaso di Pandora in cui tutti gli altri seppelliscono a forza i loro desideri.

Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/151306989049929/

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Categorie:Roma, Teatro

1 reply

  1. Il teatro di Matrisciano Alessia Giovanna è un teatro colto, letterario. Direi che è poesia, intendendo con ciò questo: la poesia è una stratificazione di essenzialità: apertane una, se ne presentano altre, sempre stratificate. Si scende sempre di più, in ciascuna delle essenzialità-strato, si sprofonda, ma mai si arriva a toccare l’essenza ultima, che resta l’essenza prima e fondante. Insomma: provate a capire, a scavare: non arriverete alla fine del pensiero della drammaturga: questa è arte autenica. Avete provato a cogliere “tutto” della Divina Commedia? Non ci siete riusciti, vero?
    C’è un solo “difetto” (artistico!): che la rappresentazione del “lavoro” è improba se non impossibile. Avete provato a mettere in scena la Divina Commedia?

    Mi piace

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