“Sognando Parigi” il 27 maggio 2018 all’Auditorium di Barbaiana di Lainate (MI)

_DSC2737Assicurarsi ai Sedili 2018 è la undicesima edizione della rassegna teatrale rhodense delle compagnie professionali ed amatoriali, dei gruppi scolastici, delle scuole teatrali, delle associazioni e dei centri per disabili e psichiatrici (per informazioni: http://www.assicurarsiaisedili.it).

Presentato dalla Youmani Onlus (http://www.youmani.org), domenica 27 maggio 2018 alle ore 21 va in scena all’Auditorium di Barbaiana in via San Bernardo 1 a Barbaiana di Lainate (MI) lo spettacolo “Sognando Parigi” di Andrea Mazzola. La regia è di Davide Berveglieri. Aiuto Regia di Nicoletta Ceaglio. Interpreti: Davide Berveglieri, Paola Bucchia, Clara Chiesa, Gabriele Masiero. Tecnici: Michele Celentano. Visual: Erika Fabiano.

Sinossi:

Francesca e Stefano partono per Parigi, coronando così il loro sogno d’amore. Sandro e Manuela riflettono sull’amore e sulla morte, arrivando quasi a mettere in discussione il loro rapporto. E poi, all’improvviso, la realtà ti piomba addosso inesorabile come una lama nel vento, il tempo si ferma all’improvviso, il fiato si fa corto e tutto ciò che non avresti mai immaginato diventa realtà. “Ho dentro un circo, il lanciatore di coltelli ha come bersaglio il mio cuore e non sbaglia un colpo…".

SognandoParigiNote di regia di Davide Berveglieri:

I testi di Andrea Mazzola sono molto affascinanti da dirigere perché poco o nulla è come appare da una prima superficiale lettura. Quando lessi la prima volta “Sognando Parigi” risi per le battute quasi da vaudeville e mi emozionai pensando all’amore delle due coppie. C’era qualcosa che, fin da subito, mi affascinò: il continuo rincorrersi tra grottesco e poetico, tra quotidiano ed esistenziale. Capitò allora, come può capitare solo con le drammaturgie più valide, che il testo si rilevasse in tutti i suoi livelli, regalando sfumature e sottotesti inattesi e quasi nascosti alla prima lettura. Penso non ci sia più grande sfida per un regista che non quella di rappresentare un testo che nasconde con pervicacia la sua natura e i suoi significati.

Grande sfida registica e grande sfida attoriale: è comodo, ma banale, agire sul grottesco e trasformare la commedia in un cabaret dalle gag scontate. Comodo ma noioso, sia per il pubblico sia per gli attori. Molto intrigante, invece, vivere tutti i livelli drammaturgici del testo con naturalezza, usare il linguaggio poetico come se fosse una discussione tra amici durante un aperitivo nel soggiorno di casa. Questo è quello che mi è piaciuto mettere in scena: i sentimenti più estremi, l’amore e la morte, nel contesto di una “normalità” che è tale solo se vista in maniera superficiale.

C’è, però, un altro aspetto, più squisitamente drammaturgico, che mi ha attirato: la storia racconta di un salto quantico da una situazione di normalità a una estrema, senza continuità, senza possibilità di adattarsi gradualmente e soprattutto senza ritorno. Una deviazione improvvisa, una porta nello spazio emozionale dei personaggi che li lascia attoniti e senza possibilità di ritorno. Ed è questo che mi piacerebbe rimanesse: al di là delle apparenze e delle prime impressioni, molto osannate in questi tempi, mi piacerebbe si godesse a guardare le cose a mento alto e a mente aperta, consci del fatto che tutto ciò che si affanna vicino a noi potrebbe cambiare in un attimo, senza mezze misure o vie di ritorno.

Per informazioni e prenotazioni: telefonare a 02-87189509 – 338-6898292 / e-mail a info@youmani.org

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Categorie:Milano, Teatro

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